“50 anni fa il mestiere si imparava osservando”, i ricordi di Vincenzo Strippoli tra i saloni sudamericani e il mezzo secolo di attività a Trani

Stefano Conte

La barberia oggi spesso è un luogo chic, di tendenza, uno spazio influenzato dai social. Qualche decennio fa era un luogo di socialità, in cui darsi anche appuntamento

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Ci sono dei mestieri che si trasformano e si reinventano continuamente. Lavori che richiedono manualità, precisione e che vengono tramandati di generazione in generazione. Ma, se molti di questi lavori si stanno ormai estinguendo in una società che corre veloce e che ormai li rimpiazza con l’automazione e velocità dei macchinari, c’è un mestiere che, pur nell’adattamento alle nuove esigenze dei clienti, non potrà mai scomparire.

C’è un luogo nel centro di Trani in cui pochi giorni fa, il 16 febbraio, sono stati “festeggiati” 50 anni di storia, mezzo secolo di attività ed è la sala da barba di Vincenzo Strippoli, oggi al fianco del figlio Gianluca. Abbiamo chiacchierato con Vincenzo per ripercorrere la sua storia tra le pieghe delle varie accezioni del suo mestiere, il barbiere. “A 11 anni imparai il mestiere in bottega semplicemente osservandolo, a 14 anni raggiunsi i miei fratelli in Venezuela, a Maracay”. Dopo l’esperienza accumulata nei saloni sudamericani, Vincenzo tornò a Trani nel 1974 per iniziare come operaio dipendente nel salone, ormai una istituzione storica, di Via San Gervasio, dove il 9 marzo 1993 ne divenne definitivamente proprietario.

“Ho sempre apprezzato e amato profondamente questo mestiere anche oggi la clientela è molto più fredda. In passato facevamo mezza giornata anche la domenica e spesso capitava che intere comitive di ragazzi facessero con pazienza la fila da noi, anche per diverse ore. Era un luogo di ritrovo, di socialità, un punto di riferimento per tutti” ricorda Vincenzo. L’epoca Covid poi ha spezzato i ritmi e le abitudini della clientela: “Oggi si prenota volta per volta per evitare assembramenti. All’epoca avevamo gli abbonamenti: prima, seconda e terza categoria in base alle disponibilità economiche per decidere quanti tagli e quante barbe fare ogni mese”.

Il barbiere aveva anche un importante ruolo di guida per il cliente, spiega il figlio Gianluca: “Il barbiere non deve solo eseguire un taglio, ma deve anche saper consigliare, essere in grado di osservare un determinato viso, di nascondere il difetto e di usare il prodotto migliore per l’esigenza. Oggi molti non ascoltano i miei consigli e, seguendo la moda, spesso fanno tagli magari non adatti al proprio viso”. E aggiunge ridendo papà Vincenzo: “Oggi sono tutti molto più delicati e anche se usiamo rasoi elettrici leggerissimi, si lamentano sempre di avergli irritato la pelle”.

E nel mentre mostra un rasoio affilatissimo, residuo di un’epoca in cui il minimo sbaglio poteva costare carissimo e dove possedere la macchinetta elettrica era pura utopia: “Fare la barba era un rito: mettevamo un panno caldo all’inizio per dilatare i pori della pelle e lo passavamo alla fine per eventuali escoriazioni. Spesso, durante la rasatura, usavamo materiali di fortuna, come le schedine e i fogli dei giornali che dovevamo avvolgere intorno al viso del cliente”. Tutti aneddoti che raccontano dell’artigianalità di un lavoro paziente, che mirava non solo a offrire un servizio, una prestazione, ma anche a intrattenere e coccolare con pazienza il cliente.

La tecnologia e le evoluzioni hanno agevolato il lavoro ma l’amore per le forbici è innato, Gianluca mostrando un taglio alla mano racconta: “Preferisco le forbici, ho imparato così e sono ormai abituato. Le forbici che usiamo sono in acciaio e vengono dal Giappone, sono affilatissime e molto resistenti. All’inizio mi ricordo della difficoltà nel maneggiare degli strumenti così spessi e pesanti, ma è un’arte e come ogni arte va imparata manualmente con molta pazienza”.

“Da un po’ di tempo a questa parte abbiamo un cliente fisso, un signore di più di 80 anni. Non ci sarebbe niente di strano, se non fosse che lui e la moglie si sono trasferiti a Trani dal Montana. Anche se la società e la clientela sono ormai cambiate, mi rincuora potergli offrire ancora oggi, non avendola forse mai vissuta in questa maniera, l’autenticità e la genuinità del nostro mestiere”.

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Commenti

  • Un posto dove oltre alla professionalità ed alla competenza si trova anche accoglienza e cortesia. Complimenti per la strada percorsa e auguri per quella da farsi.

    • Antonellaccoccimiglio (utente non verificato)

      Ben detto Pasquale …anche il mio papa’e’stato barbiere…e andava a fare barbe e capelli a casa di coloro che non potevano andare al salone…molto spesso gratis…e durante il servizio militare faceva il barbiere