Idolo e vanto di un’intera città: alla scoperta di Mimì Cosmano attraverso la voce di Domenico Lamia Caputo

Jacopo Nugnes
Mimì Cosmano, Trani calcio

«Era una figura straordinaria, non lo vedevi mai arrabbiato, era molto scherzoso e quando poi scendevamo in campo era il primo a dare consigli e farci notare ciò che era giusto e ciò che non lo era, insomma è stata una bravissima persona»

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Mimì Cosmano, Trani calcio
Mimì Cosmano, Trani calcio

Nel mondo dello sport, ma non solo, ci sono personaggi che diventano simboli dell’immaginario collettivo di alcune comunità anche senza esserne originari, e qui a Trani abbiamo ospitato per anni un personaggio che tranese è diventato attraverso le sue gloriose gesta sportive: Giacomo, detto Mimì, Cosmano. Definizione di bomber di razza, il centravanti di origine baresi ha vissuto ben sei annate a Trani, stagioni non casuali visto che ha giocato nel grande Trani della Serie B. Mimì, così come conosciuto da tutti, ha disputato 254 partite siglando ben 101 reti con la maglia biancazzurra diventando in poco tempo idolo e vanto di una Città che negli anni 60 era in pieno fomento sportivo. Dal suo arrivo nel 1959, fu la colonna portante del Trani di quegli anni che dalla Quarta Serie riuscì a compiere un’incredibile scalata, vincendo il campionato di Serie C, fino ad arrivare alla Serie B. Il suo addio alla Città in cui ha dato tutto sé stesso arrivò poi nel 1965, anno della retrocessione in C1, ma il suo ricordo è rimasto e rimarrà per sempre indelebile nel cuore dei tranesi. A vent’anni dalla scomparsa di Cosmano, abbiamo voluto ricordare quella che è stata la sua immensa figura attraverso la voce di un altro grande simbolo della nostra Città, l’ex portiere Domenico Lamia Caputo che insieme a Mimì ne ha vissute tante dentro e fuori dal campo.

Lamia Caputo ricorda ancora bene la figura del mitico bomber che oltre a trascinare la squadra con i suoi gol, faceva anche da chioccia ai più giovani: «Era una figura straordinaria, non lo vedevi mai arrabbiato, era molto scherzoso e quando poi scendevamo in campo era il primo a dare consigli e farci notare ciò che era giusto e ciò che non lo era, insomma è stata una bravissima persona, non ho altre parole per descrivere quello che è stato -ricorda scherzosamente- Forse lo si poteva vedere arrabbiato quando un tiro da fuori area terminava sul fondo, era unico, ho girato molte piazze, ma non ho trovato in nessuna di queste una figura come la sua». Cosmano era amato dalla cittadinanza e in primis lui amava Trani: «Ricordo che quando passeggiavamo per la Città prendeva in giro tutti e spesso s’intratteneva anche con le persone che incontrava -riguardo il rapporto con i tifosi- Non l’ho mai visto avere discussioni con loro, era totalmente ricoperto d’amore dai tranesi, ricordo perfettamente di quando una volta giocai addirittura da centravanti a Sulmona e lui mi portò quasi in braccio verso i nostri tifosi -relativamente al clima in Città- In quelle stagioni c’era molto attaccamento alla squadra da parte della cittadinanza, nonostante le vicissitudini societarie, noi riuscimmo ad andare avanti fino a quando poi non arrivò la retrocessione in C1».

Il Trani di quell’epoca compì una vera e propria impresa, arrivando dalla Quarta Serie alla Serie B nel giro di tre anni, un percorso non molto lungo, ma costruito passo dopo passo con solide fondamenta: «Fu una grande cavalcata, riuscimmo ad arrivare al nostro obiettivo con molta calma e tranquillità, andavamo tutti d’accordo, tutti eravamo nella nostra crescita dal punto di vista calcistico e lui (Cosmano) essendo uno dei veterani del gruppo, aiutava tutti. Ricordo che il bello veniva soprattutto quando si andava in trasferta, era lì che figure come la sua univano ancora di più il gruppo con i suoi immancabili scherzi. In campo poi entravamo con la massima professionalità ed entusiasmo». Per diventare grandi professionisti come lui bisogna anche saper perseverare e avere sempre costanza soprattutto negli allenamenti: «Aveva delle difficoltà per venirsi ad allenare con noi perché lavorava nei treni, arrivava sempre di fretta, quasi scappando, proprio come poi faceva in campo». Il 19 gennaio 2004 l’eterno Mimì è volato in cielo a causa di una malattia che lo tormentava da tempo, ma le sue prodezze non voleranno mai via dalla mente di tutti i tranesi che hanno avuto l’onore di vederlo giocare: «La notizia della sua scomparsa ci colpì immensamente, ma gli sarò eternamente grato per tutto quello che ha fatto».

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Commenti

  • franco (utente non verificato)

    Hai detto benissimo esimio Lamia Caputo…è stato un onore vederVI GIOCARE un piacere per il tifoso ed un onore per i giovani di allora…..sempre FORZA TRANI